
Namaste Project è un'iniziativa imprenditoriale giovanile, legata a nuove motivazioni di consumo e di relazione interculturale. Un vero bazar personale in stile nepalese, un luogo itinerante di scambio, dove interagire e condividere storie.
La parola “Namaste” letteralmente significa “mi inchino a te”. È il saluto tipico di Nepal e India, ma viene utilizzato largamente in tutte le culture induiste/buddiste dell’est asiatico. Utilizzato sia quando ci si incontra ma anche quando ci si saluta, spesso accompagnato dalle dal gesto di congiungere le mani, unendo i palmi con le dita rivolte verso l'alto, e tenendole all'altezza del petto, del mento o della fronte, facendo al contempo un leggero inchino col capo.
Questa parola proviene dal sanscrito, e racchiude in sè un significato antico, di rispetto; viene implicitamente associata ad una valenza spirituale. Si può tradurre infatti in modo più completo con "mi inchino (saluto) alle qualità divine che sono in te”, mi concentro sul potenziale divino che è in me, e mi inchino allo stesso potenziale che è in te, riconoscendo così la sacralità sia di chi porge il saluto, sia di chi lo riceve.
Titolare dell'iniziativa è Pruel Terranova, torinese, 35 anni, laureato in Scienze Naturali, fotografo e con lunghe esperienze di viaggio finalizzate allo studio dell’artigianato, della natura ed alla creazione di saldi rapporti di scambio con le comunità locali. Facendo tesoro delle esperienze e competenze sviluppate è nata l'iniziativa, volta all'accurata scelta ed all'importazione di materiale artigianale garantito.
Principali fornitori sono piccoli produttori della valle di Kathmandu, con i quali l’impresa aderisce a pratiche di scambio equo e solidale. Il progetto nasce dunque in Nepal, ma vorrebbe essere rivolto al mondo intero, promuovendo un’idea di vita sostenibile e di commercio trasparente.